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Testi critici

Alzaia

Robusta fune per trainare barche o chiatte utilizzate per il trasporto di merce o materiale pesante dentro la città”, ancora se ne conservano i segni sulle balaustre lungo i navigli. Il termine è usato anche per denominare la strada adiacente la riva del canale-naviglio dove approdavano le imbarcazioni, che dopo aver caricato o scaricato, riprendevano la loro rotta. Questa l’Alzaia per lunghi secoli, in cui il trasporto fluviale è stato un’importante via di comunicazione che entrava nel cuore della città. Per Luca Rendina, che sul Naviglio vive e lavora, l’Alzaia entra nel suo immaginario e nella sua ricerca come un movimento che avvicina a casa – a Sé – per poi riprendere la corrente che porta al largo, altrove. L’approdo fa parte del viaggiare; esso, però, non ne è meta né direzione – almeno per l’artista – che nel viaggio indica dove abita l’uomo, la sua dimora per eccellenza, o meglio per essenza… Barchette e Zattere, raccontano di questa condizione, di divenire e trascendenza, che si dà solamente salpando su quella piccola barca, che scorre su quella lingua d’acqua. L’Alzaia è l’approdo leggero e provvisorio: come la felicità non può che essere un momento – epifania che ci prende – Soltanto dopo averla assaporata, puoi dire “ecco cos’è felicità”. Tutto il resto è movimento, ricerca, turbinìo o stasi. L’Alzaia ci solleva per un poco dalle acque su cui fluisce o s’infrange la nostra zattera: ed ecco emergere questi blocchi di legno, disgiunti e sparsi in un loro ben definito spazio… Guardateli bene: sono composizioni – gestalt, in un gioco di vicinanza/distanza, luci/ombre, ordine/disordine, vuoto/pieno, vecchio/nuovo… Sono pezzi ritrovati – mi capita di inciamparci – dice Luca, pezzi lasciati in disparte, ignorati… Come ci capita con degli incontri i più ordinari, o dei pensieri incompiuti, delle parole sospese, delle emozioni inespresse… restano lì, ci giriamo attorno, li accantoniamo, li interroghiamo… Poi capìta inaspettatamente e in un misterioso travaglio, che questi frames del nostro procedere si ricompongano e ne esca un’immagine nuova, uno sguardo altro, che vede come da sopra e ricompone, ricomprende ciò in cui siamo stati immersi. Giochi della memoria – altro nucleo della ricerca di Luca Rendina – generatrice di nuovi legami semantici, che tesse fili imprevedibili tra le tante esperienze e i diversi tempi: restauratrice nell’oggi dell’esperienze di ieri, la memoria è compagna di viaggio che trasforma continuamente il paesaggio in cui ci inoltriamo.

Barbara Silvestri