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Testi critici

Invito al silenzio

Quando le cose sono vicine al punto della fine possono essere recuperate creativamente. Se poi ci si trova in uno stato di piacevole e gioiosa consonanza musicale c’è comunicazione. In questo caso il motivo visivo è dire l’assenza con i colori. L’arancio, il giallo e il violetto non descrivono; c’è un quasi niente dei tratti e delle tonalità che non urta per scioccare, è piuttosto un invito all’attenzione. Le superfici catturano con piccole variazioni gioiose ed estroverse. Come quando si ascolta avvolgendosi ai suoni, qui si guarda ai mixaggi policromatici, alle semplici sfumature, ai piccoli inserti ottenuti con filo di cucito. Un soffermarsi calmo e graduale sugli impasti lasciandosi andare ad un insieme prodotto con bagno schiuma, acrilici da imbarcazione e smalti. Sotto altre spoglie espressive rispetto a queste ultime tele, anche il trittico del ’98 è un invito al silenzio: piccoli quadri con al centro un pulviscolo di parti più chiare che si dipanano verso l’esterno occupando gli spazi con sempre maggiore densità. E se le fonti ispiratrice restano la musica jazz e le mute profondità degli ambienti naturali, gli apparenti equilibri di neve, mare e rocce, non solo le pitture entrano a far parte dei suoi interessi.

Cercando l’esistenza interna dei materiali per coglierne vibrazioni e metamorfosi, anche la scultura che diventa installazione è un elemento di confronto. E’ così che quando la ruggine intacca il ferro c’è ancora spazio per altro. L’invenzione di una veste color pantera rosa per una scaletta in disuso un piglio per l’ironia, l’assemblaggio di piccole tazzine una fragile vita al movimento, la composizione di blocchi di legno di montagna un ricordo a un paesaggio land. Quello che gli interessa è riuscire ad esprimere uno stato di benestare soggettivo; non annoiato, sempre in tensione verso un fuori che è laboratorio infinito di possibilità cerca la consonanza con sé stesso. La sua arte è un gioco sul campo in cui entrano in scena la quantità di cose viste e la qualità di quelle vissute.

Tullio Pacifici