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Il mio lavoro è in equilibrio nella precarietà, come mostra il tema delle "barchette", che costituisce anche una delle fasi del mio lavoro. Sono barche, zattere, che navigano su fiumi come nella vita. Sono un po' casa, lavoro, libro, riposo. Sono precarie, navigano, ma non sono definitive, un po' come la mia idea della vita. Nella vita io non direi mai sì in modo definitivo.
Questo elemento di precarietà si colloca molto vicino alla poetica della Land Art.
LR: Nelle opere di Pietrarte, in effetti, è proprio quando l’intervento suscita dei campi di forza interni all’ambiente più che all’opera stessa, o meglio, quando l’opera diviene tramite per l’evocazione di energie spazio-temporali già latenti nella scena naturale, che l’intervento è più riuscito. E il consumarsi dell’opera, il suo abbandono, la sua corruzione, sono parte di un processo creativo iniziato con un’idea soggettiva dell’artista, ma che poi prosegue e si evolve al di fuori del suo controllo.
PF: Mi piace molto l'idea che possa intervenire il tempo, come pure mi affascina l'intervento sulla mia opera della presenza di un’altra persona, di chi, per esempio, ha comprato una mia opera e la tiene a casa sua. Quando mi capita di vedere una mia opera in casa di un’altra persona, credo di vederla modificata e questo mi piace molto perché la sento in qualche misura compiuta.

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Luca Rendina: info@lucarendina.com

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