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Come i segni di un progetto sulla tavola, preparano, svelandolo poco alla volta e nelle sue totalità poi, il rapporto tra la nuova creatura ed un contesto mai stanco di accogliere il divenire, finalità delle possibili prospettive, così le probabili zattere di Luca, costruite attraverso la trasfigurazione del tempo, di tempi concreti, fisici e irripetibili, dispongono nello spazio un pro/getto che valica le transitorietà, almeno per quelli che hanno fede nello sguardo che, e per rubare le parole a Walter Benjamin, rimane “l’ultima goccia dell’uomo”.

Zattere dunque, zattere e sentinelle, triliti che mai si disgregano nelle dis/uguaglianze, compongono come i gesti dell’artista un disegno, di spazi, di luoghi, un disegno come quello scarpiano che aiuta a delineare, e ce lo dice ancora Mazzariol, lo “scarto all’apparente oggettività di ciò che osserva, considera, avvicina tattilmente”.

GianMaria Garavaglia
Turbigo, marzo ‘03




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